2005 L'arte non è rumenta ne bene d'investimento - Tullio Mazzotti Artist

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2005 L'arte non è rumenta ne bene d'investimento

OPERAZIONI ARTISTICHE

Il 17 febbraio 2005 Tullio Mazzotti ha compiuto un'altra operazione artistica, dandone notizia successivamente al fatto.

Dopo “Vietato calpestare l’erba”, dove i disegni furono esposti sui vialetti del Giardino Museo e quindi la gente fu obbligata a camminarci sopra, dopo la mostra tenuta nello studio Fontana a Pozzo Garitta (Eleutheros), nella quale i visitatori furono liberi di dipingere sul quadro esposto andando così a modificarlo e “dialogando” con l’artista, ecco un'altra iniziativa finalizzata a avvicinare lo spettatore all’artista attraverso l’opera d’arte.



Sono assolutamente convinto che sia necessario accorciare la distanza emotiva che lega: artista, opera d’arte, collezionista.

Indipendentemente dal linguaggio, dai modi espressivi, dalle materie utilizzate, nel lavoro dell’artista c’è sempre un vissuto personale, un’esternizzazione di emozioni, idee, c’è l’ironia, c’è la rielaborazione della realtà, ci sono scatti in avanti salutari e necessari alla società.

Nasce anche da queste considerazioni “l’Arte non è rumenta né bene d’investimento”
.

L’Arte non è un qualcosa di superfluo, l’arte ci è necessaria, l’Arte non si compra sperando di investire denaro per ricavarne un utile economico, l’opera d’arte deve essere vissuta ancor prima di acquistata. Anche da parte del pubblico.

Alcuni acquistano perché l’autore è noto, altri sperando che diventerà famoso, pochi acquistano un’opera da un autore sconosciuto solo affidando la scelta alla valutazione dell’opera stessa.

È per questa grande voglia di avvicinare lo spettatore all’emozione artistica che mi ho deciso di mettere nei cassonetti della spazzatura di Albisola 15 miei dipinti su legno, a buttarli fra la spazzatura comune, come se fossero uno scarto.

La finalità è quella di porre la gente nella condizione di dover avere un rapporto “anomalo” con l’arte, di doversi affidare a altri metri di valutazione emotiva nel fare delle scelte.

Decidere di camminare su un disegno collocato a terra sapendo di rovinarlo, decidere di dipingere su un quadro già fatto con la possibilità di confrontarsi, non è proprio così facile, il superare delle convenzioni crea comunque emozioni che avvicinano lo spettatore all’arte, proprio perché le emozioni sono il carburante della nostra vita.

Siamo aggrediti da notizie, pubblicità, distorsioni medianiche, stimoli di ogni genere, tutto ciò ci allontana dall’emotività vera, da una capacità di giudizio che deve essere liberamente nostra.

Così la gente per Albisola aprendo un cassonetto della spazzatura e trovandosi davanti un dipinto, buttato ha avuto davanti un ventaglio di scelte: ignorarlo, oppure guardarlo pensando “peccato che lo abbiano buttato in fondo era carino”, oppure “hanno fatto bene a toglierselo di casa …che schifo”, ma chissà se qualcuno invece, a cui il quadro è piaciuto, avrà avuto il libero coraggio di recuperarlo per portarselo a casa.

Magari su 15 dipinti nessuno è stato recuperato, ma mi piacerebbe sperare che almeno uno abbia creato un dubbio nelle mente o abbia prodotto un’emozione talmente piacevole da spingere una persona a compiere un atto assolutamente anticonvenzionale, ovvero acquisire un’opera d’arte da un cassonetto della rumenta, senza saperne l’autore, senza pagarla, solo valutandone l’eventuale bellezza. In totale sfregio alla cancrena che invade il mercato dell’arte.

Tutti i dipinti sono stati precedentemente fotografati, è stato anche fotografato il momento in cui sono stati messi nei cassonetti della spazzatura e dunque l’evento è stato documentato.

Se ora in seguito alla pubblicazione postuma dell’operazione artistica qualcuno, nel caso esista, ha uno dei dipinti può contattarmi e sarò ben lieto di fargli gratuitamente l’autentica del pezzo.

Sarebbe una piccola, forse inutile, ma discreta risposta a coloro che vendono/comprano arte sulla base di valutazioni di mercato. Questo è il vero cancro che limita la libertà dell’artista.

Buon successo dell'iniziativa, recuperati due quadri.

La finalità di quella operazione artistica era di rimarcare la necessità che l'arte sia vissuta con maggiore purezza e le opere giudicate per il loro valore di contenuto e di estetica. L'arte non può essere violentata dal mercato e esposta/proposta come feticcio.

Porre i quadri senza nome, nei cassonetti della spazzatura ha posto le persone a dover fare una scelta anomala.

Chi si è trovato davanti quelle opere ha dovuto giudicare un'opera d'arte solo per il suo valore artistico senza conoscere il nome dell'artista e con il presupposto che tale opera nulla valesse in quanto buttata nella spazzatura.

Ha dovuto decidere se mandarla alla discarica o recuperarla.

"Sono assolutamente convinto che sia necessario accorciare la distanza emotiva che lega: artista, opera d’arte, collezionista - dichiara Tullio Mazzotti - indipendentemente dal linguaggio, dai modi espressivi, dalle materie utilizzate, nel lavoro dell’artista c’è sempre un vissuto personale, un’esternizzazione di emozioni, idee, c’è l’ironia, c’è la rielaborazione della realtà, ci sono scatti in avanti salutari e necessari alla società. L’Arte non è un qualcosa di superfluo, l’arte ci è necessaria, l’Arte non si compra sperando di investire denaro per ricavarne un utile economico, l’opera d’arte deve essere vissuta ancor prima di acquistata. Anche da parte del pubblico. "

Su quindici, a oggi, sono due le opere recuperate e portate all'autore per l'autentica.

Un piccolo, forse inutile, ma importante, contributo per riportare l'Arte nella sua dimensione naturale.



 
 
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