2006 Pozo Ischierdo - Tullio Mazzotti Artist

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2006 Pozo Ischierdo

OPERAZIONI ARTISTICHE



POZO ISQUIERDO - 4 QUADRI / OFFERTA LIBERA



NON IMPORTA QUANTE POSSIBILITÀ HAI DI VINCERE
BASTA AVERNE UNA E SAPERLA USARE


Spazio espositivo COMITATO di RIGORE ARTISTICO, Pozzo Garitta 11, Albisola Mare
personale, maggio 2006


Tullio Mazzotti è un artista anomalo, sicuramente.

La sua prima mostra è del 1969 con le ceramiche “BUUM”, l’anno seguente è ammesso alla XXVIII Concorso Internazionale della Ceramica di Faenza. Al contrario della quasi totalità degli artisti, inizia dall’informale per arrivare al figurativo.

In un suo testo della 1980 scriveva “Le mie esperienze artistiche passano attraverso l’arte BUUM, quale ricerca del bello puramente materico applicato alla ceramica ed ottenuto con radicali e programmati interventi esplosivi, per poi passare al disegno più che alla pittura, definendo così il mio segno. Un tratto sottile ed irreale capace di creare fantasie e di esternare i propri sogni, ma soprattutto di sintetizzare un pensiero appiattendolo sulla carta ed anche facendolo lievitare nel mondo reale del visivo
”.

Da allora, con fermezza, dipinge i suoi stati d’animo, le sue emozioni, le sue vicende.
Quasi un racconto intimo.
Se si mettessero insieme cronologicamente tutti i suoi disegni ne verrebbe fuori il suo diario. Non scritto, ma disegnato.
Certo nel tempo il suo segno si è modificato, si è fatto più irruento.
I quadri sono, adesso, più complessi nella struttura, spesso difficili da leggere nella loro pienezza.
Ricchi di particolari nascosti, quasi come gli umori che ognuno di noi ha, ma spesso non lascia trasparire.
I suoi lavori frequentemente si sviluppano su più piani, emozioni stratificate le une sull’altre, quasi a costruire una prospettiva non strutturata geometricamente, ma cronologicamente.

Essi sono racconti.

Le modalità di costruzione, spesso povera, dei suoi “dipinti” si contrappone fortemente alla precisione narrativa che racchiudono. La costruzione è quasi casuale, volutamente casuale, senza curarsi di una ricercatezza formale, estetica. Ma etica si.
Quello che importa all’artista è cercare la massima aderenza fra il suo stato d’animo e il segno, senza avere riguardo per le superfici, i colori, gli strumenti.
Non perché tutto ciò non sia importante, ma perché Mazzotti ricerca maggiormente la capacità di esternare le sue emozioni, indipendentemente dagli “strumenti” a disposizione.
Sta in questa contrapposizione, fra estetica e contenuto, nel rapporto fra loro, la ricerca artistica che Tullio sviluppa. Cercando la forza delle emozioni.

Certamente poi ci sono tutta un’altra serie di lavori, meno intimi, più ragionati, spesso eseguiti con linguaggi diversi, che vanno a completare, forse arricchire, il suo essere artista.
Trattasi di lavori più formali, estetici meno sofferti.
Sino a arrivare al designer, alle fotografie e ai suoi scritti (alcuni ironici pubblicati anni addietro su una rivista di windsurf, altri storici relativi alla ceramica e alla sua Albisola, sino alle inedite poesie scritte fra ‘76 e il ’90).  Una moltitudini di espressioni.

Questa mostra viene dopo alcune operazioni artistiche (non performance) eseguite recentemente : da “Vietato camminare sull’erba
” (2002) dove gli spettatori camminavano sui lavori collocati nel Giardino Museo, alla personale (2004) nello Studio Fontana di Pozzo Garitta, in cui sul dipinto originale l’artista lascio intervenire il pubblico e, a sua volta, ridipinse sopra ai lavori degli spettatori, arrivando così a realizzare un quadro durante lo svolgersi della mostra, per arrivare a “L’arte non è rumenta ne bene di consumo” (2005) quando gettò i suoi lavori nella spazzatura sperando (riuscendoci) che qualcuno, ignaro del valore dei quadri esposti senza nome vicino ai cassonetti della rumenta ne apprezzasse il pregio e li recuperasse, sino a “Artista e critico guardano le stesse cose” dove dipinse un quadro e si confrontò con un critico, l’uno guardando l’esecuzione dell’opera, l’altro la lettura del pezzo.
Tutte le mostre precedenti avevano come comune denominatore la ricerca di avvicinare fra loro artista/opera/spettatore, stringendo il legame emotivo che attraverso l’opera lega l’artista (esecutore) allo spettatore (fruitore dell’arte).
Questa mostra, invece, lavora su un altro livello. Non ci sono più artifici spettacolari che creano emozione nel pubblico. Sono i pezzi che parlano.
Parlano, raccontano. Raccontano come sono stati costruiti, come sono nati.
Dietro a ognuno di essi, un testo scritto dall’autore, narra come è nato e si è sviluppato il quadro.
Mazzotti ne da una duplice lettura. Da una parte spiega l’esecuzione pratica, dall’altra evidenzia  le chiavi di lettura emotiva.
Senza mai scoprire completamente le carte, in modo pudico.



 
 
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