2009 Traduzioni d'immagine - Tullio Mazzotti Artist

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2009 Traduzioni d'immagine

OPERAZIONI ARTISTICHE

TRADUZIONI D'IMMAGINE
Dialogo artistico tra fotografia e pittura

opere di Tullio Mazzotti e Emiliano Monticelli
a cura di Silvia Campese

Galleria La Stella Arte Contemporanea
Albisola / dal 27 giugno al 12 luglio 2009

Il rapporto tra pittura e fotografia, caratterizzato da momenti di profondi “scontri” e “incontri”, costituisce un leit motiv della storia dell’arte del XX secolo protraendosi, con modalità differenti, sino ai giorni nostri. Il percorso della sperimentazione linguistica in fotografia è lungo e complesso e, si può affermare, abbia le sue origini più remote nel pictorialism quando, verso il 1860, il dibattito tra pittori e fotografi si fa più acceso e la rivalità tra i due mezzi espressivi si accentua col fine, da parte dei fotografi, di ottenere un affrancamento e una rivendicazione di totale autonomia del nuovo mezzo. Superata  la necessità della citazione o dell’imitazione dell’espressione pittorica, gli studi sul linguaggio fotografico si sono fatti sempre più intensi con il parallelo intento di dimostrare il potenziale espressivo autonomo del mezzo. Anche l’Italia, nonostante il generale clima di chiusura rispetto alle innovazioni europee e il protrarsi delle esperienze pittorealiste ancora nel ventennio fascista, risente delle nuove spinte provenienti dal resto del continente. Dai fratelli Bragaglia con il “Fotodinamismo futurista” a Franchini-Stappo e Vannucci-Zauli, che tentano di costituire un’estetica fotografica in grado di superare il dato naturale in favore del pieno raggiungimento del concetto idealistico di forma, l’Italia intraprende un lungo percorso che giunge a un momento di sintesi importante, che si collega alle sperimentazioni europee, con autori quali  Luigi Veronesi, che approda alla sperimentazione fotografica da esperienze di pittura astratta approfondite all’interno del Bauhaus, Antonio Boggeri e Franco Grignani che si accostano all’arte fotografica rispettivamente dal mondo della grafica e da quello del design. La sperimentazione fotografica, influenzata dalle  ricerche pittoriche dell’epoca  - dalle Avanguardie storiche prima e poi dall’Action painting e dall’Informale - diviene così ricerca segnica, gestuale e materiale sino a lasciare traccia del gesto direttamente sulla matrice dell’immagine. Oggi molti artisti hanno fuso insieme i due linguaggi intervenendo, in alcuni casi, con gesti pittorici sulla fotografia o, viceversa, elaborando la fotografia con risultati simili alla pittura.

In questo tipo di dibattito si inserisce la mostra “Traduzioni d’immagine” che si ispira liberamente a un esperimento svolto nel marzo del 1963 in seno a “Ferrania. Rivista di fotografia, cinematografia e arti figurative”, edita dal 1947 al 1967 dall’omonima azienda milanese e dalla sua sede nell’entroterra savonese, a Ferrania. Presso il “Centro Informazioni Ferrania”, a Milano, venne allestita la mostra “Pittori d’oggi e la fotografia” dove le opere di grandi maestri dell’arte italiana, tra cui Fontana, Treccani, Dova, Crippa e Veronesi, furono poste a confronto con i lavori di altrettanti fotografi, da Carlo Cisventi a Toni Nicolini. Quasi cinquant’anni dopo alla Galleria La Stella a incontrarsi sono le opere artistiche di Tullio Mazzotti e le immagini fotografiche di Emiliano Monticelli, a cui il pittore si è liberamente ispirato cogliendo lo spirito e le emozioni che la fotografia ha suscitato in lui. Mai si è trattato di mera riproduzione, bensì si è giocato sulla sensibilità di due artisti e sulla capacità di tradurre, tramite mezzi differenti, il proprio mondo interiore. Partendo da un tema caro al nostro territorio, le manifatture e l’industria ceramica, con immagini tratte dalla realtà quotidiana vissuta alla FAC, alle Ceramiche San Giorgio, allo Studio Ernan e alla Fabbrica Giuseppe Mazzotti 1903, la fotografia poetica e insieme diretta di Monticelli, vicina all’atmosfera della straight photography americana, ha ispirato Tullio Mazzotti in una serie di lavori dove il dato reale viene posto in un’atmosfera sospesa, priva di profondità, per lasciare posto all’accavallarsi delle linee in un gioco artistico che, pur non abbandonando mai la figura, diviene astratto. Così accade nella serie di teiere fotografate in un susseguirsi indefinito, a ricordare gli scatti di Edward Steichen degli anni venti del Novecento, che Mazzotti trasforma in pure tracce prive di fisicità, dove l’unico riferimento che permane sono le linee della scaffalatura. Ma è la dimensione spazio-temporale il tema su cui è interessante accennare una riflessione più profonda. Se la fotografia traduce l’azione nel momento e nel contesto in cui essa è svolta, nell’hic et nunc si potrebbe dire, la pittura sintetizza il gesto e il pensiero accavallando il piano reale con quello psicologico. Così avviene nello scatto fotografico in cui una mano sta dipingendo un vaso in stile “antico Savona”, letta da Mazzotti in un sovrapporsi di piani: il disegno è l’insieme di ciò che sta avvenendo, ma anche dell’introspezione e dell’immaginario del protagonista che sta compiendo l’azione, in un viaggio che va oltre la stanza per raggiungere una dimensione in cui il dato reale e il pensiero hanno la stessa forza. Un passaggio simile avviene con lo Scimpanzé e il Tucano, sculture di Bratta fotografate da Monticelli, trasformate in un mostro onirico con un corvo persecutore nella lettura di Mazzotti. In altre occasioni la pittura aggiunge dettagli all’occhio fotografico: è il caso del corpo di donna, appena tracciato nel vaso, opera di Moiso, celato da Monticelli, disvelato invece nella visione pittorica. Ancora, le mani d’artista che incidono sulla terra fresca si perdono nel colore del disegno in cui affiora un seno di donna e le tazzine roteanti sui pianali della FAC nelle immagini di Monticelli divengono macchie di colore, segni puri, linee in movimento nell’opera di Mazzotti, in un gioco di rimandi tra fotografia e pittura, tra realtà e sogno, tra emozione e psiche.

Silvia Campese


 
 
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