Enunciato 2001 - Tullio Mazzotti Artist

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Enunciato 2001

IO PENSO E MANIFESTO

In occasione della mostra di disegni su carta intitolata "Vietato calpestare l'erba" tenutasi nel Giardino Museo della Fondazione GIUSEPPE MAZZOTTI 1903 di Albisola, il 26 ottobre 2002, Tullio Mazzotti ha presentato il suo manifesto artistico.
I temi trattati sono relativi al "compito" che viene oggi delegato all'artista, a cosa egli debba fare (o dire) attraverso la sua arte, se l'opera debba o meno essere considerata eterna o al contrario essa abbia una sua vita. Le dichiarazioni, i proponimenti e il testo del manifesto sono accompagnati da un intervento critico di Franco Dante Tiglio che ha trattato e analizzato il rapporto artista-mercato-fruitore.
Durante l'inaugurazione della mostra è stato proposto un dibattito a cura di Bruna Magi "Dimentichiamoci l'eternità: quando scade un'opera d'arte ?"
Sono intervenuti: Oscar Albrito, Germano Beringheli, Antonella Briuglia (assessore alla cultura del comune di Albisola Superiore), Carlos Carlè, Secondo Chiappella, Enzo L'Acqua, Stefano Parodi (sindaco di Albisola Marina) e Franco Dante Tiglio.



Manifesto Artistico    

Oggi nell'arte esiste di tutto e di più. Nell'uso dei materiali, nei metodi d'espressione, nei modi di presentazione non vi è limite. Tutto è concesso, tutto permesso.
La ricerca di audience, di pubblico, di visibilità porta gli autori, spesso, a ignorare il limite del buon gusto, dell'equilibrio. Talvolta il "confine" dell'arte viene ignorato, superato in eccesso o in difetto.
Capita guardando le mostre d'arte, ad ogni latitudine e longitudine del globo, di assistere a una moltitudine di linguaggi spesso in contrasto, a "contenuti" diversi fra loro, a ricerche espressive diametralmente opposte, quasi l'arte fosse attraversata da uno spasmo.
E' come se l'artista oggi fosse alla ricerca frenetica di una direzione, di una strada che porti oltre, senza porsi il problema se debba esistere, se esista un confine.
Il discrimine fra artigianato e arte sta nel rapporto con la committenza.
L'artigiano risponde al mercato, assolve le esigenze del cliente, l'arte risponde solo e unicamente all'autore.
Il plauso del pubblico o dei critici o del mercato determina il successo, ma il successo non determina se sia arte o artigianato. E' l'autore stesso che decide se aspirare all'arte o all'artigianato (Dio ci salvi dalla velleità artistica); il pubblico o i critici o il mercato diranno, prima o poi, se la sua arte o il suo prodotto di artigianato è meritevole.
Il fatto che l'opera d'arte o il prodotto di artigianato abbia o meno attirato l'attenzione dei media, del mercato, dei collezionisti, dei critici non significa nulla ai fine della sua collocazione nell'uno o nell'altro ambito.
Credo non possano esserci dubbi sul fatto che l'opera d'arte obbedisca a un processo di significazione.
La questione è su cosa debba rappresentare.
Oggi sembra si abbia bisogno di cose straordinarie per vivere, la fantasia non basta neppure più.
Io credo che l'uomo, l'artista prima ancora di ricercare nuovi confini che lo portano a gridare, schiamazzare per attirare l'attenzione, debba guardarsi intorno, con semplicità.
Non c'è necessità di rappresentare il reale in un mondo in cui abbiamo ogni mezzo tecnico per farlo, dalle macchine fotografiche ai video; siamo spiati, controllati attraverso i telefoni, i conti bancari, i satelliti.
Non c'è necessità di "creare" il bello; la natura, le montagne, gli odori, le donne, i cani, il cibo, il sole e le nuvole sono opere "informali" straordinarie.
Non c'è necessità di istigare strumentalmente emozioni (tanto meno quelle sgradevoli); la televisione, la comunicazione, ciò che ci circonda ci subissa di emozioni già in eccesso. Perché tentare di scioccare il pubblico? Bastano già le sirene delle ambulanze e le Harley Davison a rompere le palle in assoluto.
E' necessario invece ritrovare le "nostre" emozioni nel quotidiano, "divertirsi" a raccontare quello che la nostra mente elabora.
Chi è l'artista?
Questa domanda viene forse prima di che cos'è l'arte?
Io credo che oggi il mondo sia povero di emozioni, quelle vere, quelle semplici, derivanti dallo stupore del quotidiano, quelle emozioni portate dall'osservazione piacevole di quello che ci circonda.
E' necessario ritrovare le "nostre" emozioni nel quotidiano, divertirsi nel raccontare quello che la nostra mente elabora.
Il vecchio aneddoto relativo al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto indica che le stesse cose, le medesime situazioni possono essere viste e vissute in modo diametralmente opposto dalle singole persone.
L'artista, dotato di maggiore sensibilità estetica ed emotiva, deve con gusto, innovazione ed equilibrio, dar forma alle "emozioni".
Walter Benjamin
Scrittore e filosofo tedesco 1892 - 1940
da L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 1966
"Era stato sprecato molto acume per decidere la questione se la fotografia fosse un'arte, ma senza che ci si fosse posta la domanda preliminare: e cioè, se attraverso la scoperta della fotografia non si fosse modificato il carattere complessivo dell'arte" (1936)
Come nel campo dei colori esistono elementi primari che sommati l'uno all'altro generano la molteplicità delle sfumature, coì„ anche nella "comunicazione" esistono elementi primari.
La postura (atteggiamento o movimento), il suono (evoluto in linguaggio o in musica), il segno (modificazione di un materiale; bidimensionale: disegno, scrittura; tridimensionale: modellato, architettura) non sono altro che gli strumenti primari di comunicazione fra le persone.
Il fatto di utilizzare gli "strumenti di comunicazione", semplici o complessi, non determina affatto che la "comunicazione" per cui essi siano stati usati debba essere collocata in un ambito artistico o meno.
Se la "fotografia" sia arte oggi è una domanda sciocca; se io scatto una fotografia il risultato rientrerà a volte nella categoria di artigianato (quando per esempio fotografo un vaso per un catalogo), oppure in un "racconto domestico" (quando fotografo mia nonna perché me lo chiede mio padre) altre volte invece obbedirà ad un'intenzionalità strettamente artistico-creativa (quando l'immagine risponde a regole elaborate esclusivamente da me).
Quando fotografo il bollitore dell'acqua calda posato sulla mia stufa a legna perché ho voglia di conservare quell'immagine che mi ha dato un'emozione (perché era una bella immagine, perché mi ricorda qualcosa o perché mi è utile per trasmettere ad altri una mia sensazione) sto facendo "arte"?
Sto "producendo" arte? Credo di si, se lo faccio con onesta intellettuale per il mio piacere.
Diventa arte se il risultato raggiunge uno standard qualitativo? Credo di no.
Sono convinto che non si possa affermare che un oggetto sia o non sia arte partendo da un giudizio estetico, ma si debba affermare che esso sia o non sia arte partendo dall'analisi delle motivazioni che hanno mosso l'autore nella fase della creazione.
Se la finalità è stata quella di soddisfare un cliente anche ipotetico si tratterà di artigianato, se la finalità è stata quella di rappresentare un'emozione, sottostando unicamente ad un proprio criterio di giudizio allora è arte.
Ciò non significa in assoluto dimenticare il significato etimologico di arte (ars, techné): ovvero saper fare.
Certa è la necessità di saper utilizzare in modo pregevole gli strumenti di comunicazione.
Così come è altrettanto indubbio che possano esserci diversità di contenuti e che il successo di un lavoro dipenda dalla capacità dei singoli artisti di porre contenuti e dalla loro capacità di fare determini il successo.
Le emozioni hanno vita breve. Le emozioni hanno vita eterna. Le emozioni sono un attimo, nella loro purezza, ma se belle e forti, pur modificandosi, durano in eterno in noi.
Una situazione vissuta crea in noi un "ricordo" che nel tempo si trasforma, viene rielaborato, talvolta dimenticato oppure rimosso.
Però più il ricordo o l'emozione sono forti più rimangono intatti in noi.
"Lo ricordo come allora" oppure "provo la stessa emozione di allora"; non c'è "matericità" nel dopo, la materia è necessaria prima e durante l'evento.
Così è per l'arte e la sua materialità.
Bisogna superare il concetto che l'opera d'arte debba essere eterna. Non è necessario. L'opera d'arte ha una sua vita, non necessariamente deve rimanere immutabile all'infinito.
Anzi, se essa rappresenta o racconta un'emozione essa può modificarsi nel tempo, può essere "calpestata", rivissuta; il superamento della tangibile concretezza dell'opera d'arte è arte in se stessa, come le emozioni vivono dentro di noi senza bisogno di incarnarsi in un oggetto o in un valore simbolico.

Tullio Mazzotti

14 ottobre 2001 - 3 agosto 2002

 
 
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